Padre e figlio al tramonto in riva al mare

Genitori e figli nel dolore: come prendersi cura di sé per sostenere i figli

July 25, 20263 min read

C’è un momento preciso in cui tutto sembra fermarsi. Succede quando vieni travolto da una notizia che non avresti mai voluto ricevere, una perdita che strappa il cuore. In quel secondo esatto, scatta qualcosa dentro ogni madre e ogni padre. Un interruttore automatico. Smarrisci il respiro, ma guardi tuo figlio e pensi solo a una cosa: “Devo salvare lui. Io non conto più”.

Ti metti l’armatura. Mandi giù le lacrime, stringi i denti e decidi che sarai una roccia. Non ti importa se dentro stai crollando, l'importante è che tuo figlio non veda le tue crepe.

Ma c'è un segreto pericoloso in questo modo di fare. Un segreto che nessuno ti dice, ma che rischia di farti crollare proprio quando tuo figlio ha più bisogno di te.

La trappola invisibile dell'“annullarsi”

All'inizio sembra che funzioni. Sei sempre in prima linea, ti occupi di ogni cosa, metti i bisogni di tuo figlio davanti a tutto, ventiquattr'ore su ventiquattr'ore. Non dormi, mangi a stento, non ti concedi un minuto per piangere da solo. Ti ripeti che sei forte.

Poi, però, succede qualcosa di strano.

Cominci a sentirti costantemente stanco, ma di una stanchezza che non passa nemmeno se dormi tre giorni di fila. Diventi nervoso per un niente, oppure ti senti completamente vuoto, come un guscio d'uovo senza niente dentro. Si chiama esaurimento emotivo: significa che hai finito la benzina. Il tuo motore si è spento.

E proprio qui si nasconde la verità più dura da accettare. Pensaci un attimo: se tu sei a terra, senza forze e con il cuore a pezzi... chi sosterrà tuo figlio mentre barcolli?

Il paradosso dell'aeroplano

Se hai mai viaggiato in aereo, avrai notato che gli assistenti di volo dicono sempre la stessa frase prima di partire: “In caso di emergenza, sul soffitto si apriranno delle maschere per l'ossigeno. Mettete la maschera prima su di voi, e solo DOPO aiutate i vostri figli”.

La prima volta che lo senti, pensi: “Ma che egoismo! Io la darei subito a mio figlio!”.

Eppure, la logica è spietata: se tu finisci l'aria e svieni, tuo figlio rimarrà da solo, e non saprà come salvarsi.

Nel lutto funziona esattamente allo stesso modo. Prendersi cura di sé non è un atto di egoismo. È il primo, vero dovere che hai verso tuo figlio. Per poterlo tenere per mano in questa tempesta, tu devi restare in piedi.

Non devi fare tutto da solo: il coraggio di chiedere una guida

Ed ecco il punto centrale, quello che spesso facciamo fatica ad ammettere a noi stessi per paura di sembrare deboli o "sbagliati".

Nessuno nasce imparato. E nessuno, proprio nessuno, è pronto a gestire il dolore della perdita di una persona cara. Non esiste un libretto delle istruzioni. Allora perché pretendiamo di farcela da soli, come se fossimo dei supereroi?

Chiedere aiuto non significa aver fallito come genitore. Significa essere intelligenti.

Oggi vogliamo sdoganare un'idea che purtroppo spaventa ancora molti: anche il genitore ha bisogno di una guida, un percorso tutto suo, uno spazio protetto dove poter piangere senza nascondersi, dove poter dire “non ce la faccio” senza essere giudicato.

Parlare con un professionista o o iniziare un percorso personale non è una vergogna. È il regalo più grande che puoi fare a tuo figlio.

Quando decidi di farti aiutare, succede una magia: impari a respirare di nuovo. E un genitore che torna a respirare è l'unica vera ancora di salvezza per un figlio che sta affogando nel dolore. Non aspettare che le tue forze finiscano del tutto. Fai il primo passo per te stesso, oggi. Solo così potrai davvero stringergli la mano e camminare insieme verso l’alba.

Giovanni Masciarelli

Giovanni Masciarelli

Aiuto le madri e i padri di figli che attraversano un lutto a trasformare il dolore in rinascita attraverso il Parental Training Narrativo Online, senza cadere nella trappola dell’impotenza, della solitudine e del senso di colpa.

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