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Come accompagnare i figli oltre la perdita senza mentire: la lezione di G.I. Gurdjieff

July 25, 20264 min read

Tutto procede in linea retta, apparentemente senza scossoni ma, a un certo punto, inevitabilmente, un inciampo, un gradino vuoto. Nella vita di un figlio la perdita di qualcuno o qualcosa che ha amato profondamente, è esattamente questo: un punto di caduta che devia la direzione di tutto il suo mondo (e anche del nostro).

La maggior parte dei genitori, davanti a questo arresto improvviso, può provare un senso d’impotenza, di solitudine o colpa. Parte la corsa a tappare il vuoto in qualche modo che addormenti la coscienza del figlio.

Ma se la perdita non fosse una fine da nascondere, bensì il primo vero momento nel quale un essere umano può cominciare a svegliarsi vivendo più pienamente la sua vita?

Il sonno della mente: perché le favole creano "uomini macchina"

Il filosofo armeno G.I. Gurdjieff ripeteva spesso che gli esseri umani vivono in un profondo stato di sonno psicologico. Agiamo come macchine, guidati da reazioni automatiche. Quando un genitore dice a suo figlio: «Il nonno è partito per un lungo viaggio», non lo sta proteggendo. Sta semplicemente iniettando un forte sedativo nella sua mente per non vederlo soffrire (e per non soffrire a propria volta).

Cosa succede quando addormentiamo i nostri figli con illusioni? Creiamo un meccanismo dove i figli imparano a imitare il dolore degli adulti o a ignorarlo, invece di sentirlo davvero. Scollegando la loro attenzione dalla realtà, i figli smettono di osservare il mondo reale e si rifugiano in un mondo di sogni e fantasie che vanno a compensare la perdita. Infine, nutriamo nei figli una “falsa identità”, invece di far crescere la loro parte più autentica, spingendoli a corazzarsi dietro bugie rassicuranti.

Dunque, nascondere la verità significa condannare il proprio figlio a restare un individuo che reagisce agli stimoli esterni in modo puramente meccanico, incapace di relazionarsi con l’universo di cui fa parte.

Lo shock addizionale: la verità che risveglia la coscienza

Dal punto di vista di Gurdjieff, quando c’è un’interruzione, un blocco, c'è un solo modo per proseguire nella direzione corretta: applicare uno shock addizionale. Una spinta di energia consapevole che permette di superare il vuoto.

Nel dramma della perdita, la verità nuda e cruda è proprio questo shock.

Dire a un figlio: «La morte è reale, il corpo ha smesso di funzionare e non tornerà», è un atto di risveglio. È un urto che scuote il figlio dal sonno dell'infanzia e lo porta a guardare la realtà per quella che è. La sofferenza che ne deriva non è distruttiva ma consapevole: quel dolore pulito, non alterato da drammi mentali, che permette a tuo figlio di sviluppare una vera forza interiore.

Il lavoro su di sé: il genitore come specchio cosciente

Non puoi svegliare tuo figlio se tu per primo stai dormendo. I figli non ascoltano le tue parole, ma assorbono il tuo stato di presenza. Se parli della morte con una voce tremante di paura, o fingendo una finta calma, tuo figlio percepirà la frizione tra ciò che dici e ciò che sei.

Per applicare il metodo dell'osservazione e della presenza nella gestione del lutto, dobbiamo mappare la reazione dei figli.

Se tuo figlio fa domande continue, logiche, quasi fredde sulla decomposizione o sul perché si muore, rispondi con precisione scientifica, oggettiva, senza allegorie o metafore religiose forzate.

Se manifesta scoppi di rabbia improvvisi, un pianto disperato o la paura di restare solo, non calmarlo a tutti i costi, resta presente, respira e permetti a quell’energia di fluire senza giudicarla.

Se diventa iperattivo, non riesce a stare fermo oppure si chiude in un mutismo statico, coinvolgilo in attività fisiche o manuali, il corpo ha bisogno di scaricare la tensione del colpo ricevuto.

Ricordarsi di sé nel momento del dolore

La via per superare il lutto non è dimenticare, ma l'esatto contrario: è il ricordarsi di sé.

Invece di spingere tuo figlio a distrarsi per "non pensarci", aiutalo a restare nel presente. Quando compare il ricordo della persona scomparsa, insegnagli a non fuggire da quel pensiero. Dite insieme: «Adesso siamo qui, sentiamo questa mancanza, ma siamo vivi».

La morte di una persona cara interrompe la melodia della nostra vita ordinaria. Ma se impariamo a non nasconderci dietro il velo delle illusioni, quell'interruzione smette di essere una tragedia cieca e diventa l'inizio di una nuova ottava superiore: il momento in cui tuo figlio, guardando il gradino vuoto, impara a rimanere sveglio.

Giovanni Masciarelli

Giovanni Masciarelli

Aiuto le madri e i padri di figli che attraversano un lutto a trasformare il dolore in rinascita attraverso il Parental Training Narrativo Online, senza cadere nella trappola dell’impotenza, della solitudine e del senso di colpa.

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