Una donna pensierosa, avvolta in una calda sciarpa, guarda fuori dalla finestra, riflettendo su una fredda giornata invernale.

I 5 errori invisibili nel lutto dei figli: quando proteggerli rischia d'isolarli

July 25, 20264 min read

Fermatevi un secondo. Lasciate stare i piatti nel lavandino o i lavori di casa, sedetevi e fate un bel respiro.

Se siete su questa pagina, probabilmente nel vostro cuore c’è un peso enorme che vi toglie il fiato. La vostra famiglia sta passando un momento terribile: la perdita di una persona cara. Che sia un nonno, un genitore, o purtroppo un fratello o una sorella, quando la morte entra in casa l'istinto è uno solo: proteggere i figli.

Vorremmo prendere tutto quel dolore e tenerlo solo per noi, pur di non vederli piangere. Pensate: "È troppo piccolo per capire", oppure "Se non ne parlo, lo aiuto a non pensarci".

Ma c'è un segreto che nessuno ci dice. A volte, quel tentativo disperato di proteggerli a tutti i costi rischia di fare l'effetto contrario. Rischia di far sentire i nostri figli soli, confusi e isolati in una casa dove c'è un silenzio che fa paura.

Senza accorgercene, commettiamo dei piccoli errori invisibili. Lo facciamo in buona fede, sia chiaro. Ma questi errori possono allontanare i nostri ragazzi proprio nel momento in cui hanno più bisogno di noi.

Vediamo insieme quali sono questi 5 errori e, soprattutto, come evitarli.

1. Il silenzio che urla: nascondere il dolore per "non farli soffrire"

Il primo errore invisibile è quello che facciamo quando ci asciughiamo le lacrime in fretta e furia in bagno prima che nostro figlio entri nella stanza. Ci stampiamo in faccia un sorriso finto e diciamo: "Va tutto bene, tesoro, non è successo niente!".

Cosa succede nella testa di un ragazzo? I figli hanno le antenne nel cuore. Se vedono la vostra faccia triste ma voi dite che va tutto bene, iniziano a non fidarsi più di quello che vedono. Pensano che la tristezza sia una cosa talmente brutta da dover essere nascosta o, peggio, credono che sia colpa loro.

2. Usare parole che creano confusione

Per paura di farli stare male, spesso usiamo frasi come: "Il nonno è volato in cielo", "La zia si è addormentata per sempre", o "È andata a fare un lungo viaggio".

Lo facciamo con il cuore in mano, ma la mente dei bambini prende le parole alla lettera. Se dici che qualcuno "si è addormentato", il bambino potrebbe prendere il terrore di andare a dormire la sera, per paura di non svegliarsi più. Se dici che "è partito per un viaggio", potrebbe arrabbiarsi perché quella persona non lo ha salutato.

La verità, detta con dolcezza ma a chiare lettere. A esempio, "Il suo corpo ha smesso di funzionare, non soffre più e purtroppo non può tornare", è l'unica cosa che li aiuta a capire davvero.

3. Lasciarli fuori dai funerali o dai ricordi

"Meglio lasciarlo dagli zii, così non vede la bara e non si impressiona". Lo abbiamo sentito dire mille volte.

Ma escludere i figli significa lasciarli fuori da un pezzo importante della storia della famiglia. I funerali servono a tutti noi per dire addio, per capire che quella persona non c'è più, ma che il bene che ci voleva resta. Non bisogna obbligarli se non vogliono, ma spiegare cosa succederà e dare la possibilità di fare un disegno o portare un fiore li fa sentire parte della famiglia, non messi da parte.

4. Divertirsi a tutti i costi

Quando vediamo nostro figlio triste, ci viene un'ansia terribile. Allora cerchiamo di riempire ogni minuto: lo portiamo al parco, gli compriamo un gioco nuovo, lo mandiamo continuamente dagli amici. Insomma, cerchiamo di "distrarlo".

Il dolore, però, ha bisogno di tempo e di silenzio. Se riempiamo ogni momento, non gli diamo il permesso di essere triste. Un figlio che non può piangere a casa sua, con i suoi genitori, dove potrà farlo? Finirà per tenersi tutto dentro per non fare dispiacere a voi.

5. Pretendere che "torni come prima" in fretta

Dopo qualche mese, i parenti o i conoscenti iniziano a dire: "Dai, ormai è passato del tempo, deve reagire". E anche noi genitori iniziamo a metterci fretta.

Ma il lutto non è un temporale in una giornata d’estate. Quando si perde qualcuno di importante, la vita cambia. Tuo figlio non tornerà mai esattamente "come prima", ma diventerà una persona nuova, cresciuta anche attraverso questa difficoltà. Ha solo bisogno che voi gli diate il tempo di farlo.

Cosa fare?

Se leggendo questi 5 errori avete sentito una stretta allo stomaco e avete pensato: "Oh no, ho fatto proprio così, ho sbagliato tutto", fermatevi un attimo.

Non colpevolizzatevi. Non esiste un manuale per fare i genitori, e tutto quello che avete fatto finora era solo per amore. La colpa non serve a nulla; capire dove si può migliorare, invece, cambia le cose da subito.

Cominciate con un racconto, una storia, una fiaba, un ricordo o cose pratiche da fare con loro, per tenere vicina la persona scomparsa. Vi sentirete genitori imperfetti ma veri, capaci di prendere per mano il proprio figlio e dirgli: “vedi, anche io ho il cuore rotto dal dolore. Ma siamo insieme, e insieme troveremo il modo di farlo ripartire”.

Perché da soli ci si isola, ma insieme si può ricominciare a camminare.

Giovanni Masciarelli

Giovanni Masciarelli

Aiuto le madri e i padri di figli che attraversano un lutto a trasformare il dolore in rinascita attraverso il Parental Training Narrativo Online, senza cadere nella trappola dell’impotenza, della solitudine e del senso di colpa.

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